THELOGBOY

E se tornassero le rivolte dei lavoratori?

Dai dipendenti Amazon ai riders il passo è breve.

Dai lavoratori dello spettacolo a quelli del mondo sportivo.

Tutti si stanno ponendo la domanda sbagliata: quando ci sarà la rottura tra popolo e politica?

La questione è differente perchè la politica è assodato che sia inefficace contro i big dell’industria.

Il collante che legava i dipendenti e i proprietari si sta sciogliendo come neve al sole.

Un mondo del lavoro costellato di extra non pagati, lavoro in nero, contratti a tre giorni, contratti che non sono contratti, è un mondo del lavoro senza diritti.

Enrico Letta (segretario del PD) qualche giorno fa, in occasione dello sciopero dei riders, ha parlato di minimo salariale.

Nessuno ne parla nel nostro Paese, ma ci dovrebbe essere una soglia minima sotto la quale tu, datore di lavoro, non puoi pagare un dipendente.

Invece no, si parla soltanto di reddito di cittadinanza (inutile e pericoloso), di sovvenzioni o ammortizzatori sociali, di quota cento (che ha permesso a molti

di andare in pensione molto prima gravando sulle casse dell’INPS) e si parla di cassa integrazione.

E’ questo dunque il fine delle nostre generazioni?

Praticamente ci state dicendo: statevene a casa, vi diamo le sovvenzioni così vi pagate gli sfizi, forse l’affitto, non lavorate e non lamentatevi.

Eppure ci sono milioni di persone, giovani e non, che desiderano lavorare per vivere dignitosamente.

Questo però non conta perchè è un sogno nella società odierna: se lavori devi lavorare fino allo stremo per permetterti uno stipendio medio.

Da qui nascono le disparità sociali tra ricchi e l’ormai inesistente classe media e tutto il resto dei lavoratori che, per permettersi una vita normale,

non vivono più.

Qualche tempo fa un utente sul web ha pubblicato una foto di un ragazzo seduto sulle scale di una palazzina intento a studiare accanto al suo motorino da rider in attesa di una consegna.

La forza di volontà espressa in quell’immagine è notevole e descrive esattamente il nostro mondo: lo studio costa molto, lo Stato non sovvenziona abbastanza

gli studenti lavoratori, mi trovo un lavoro da rider a tre euro l’ora sperando che qualche cliente includa una mancia nell’ordine.

Questo accade per i riders ma pensate anche al mondo dello sport o dello spettacolo.

Quanti giovani (e non) lavorano senza un contratto, in nero? In questo caso do solo la colpa ai datori di lavoro se, in questo periodo pandemico, per loro

demerito queste persone sono rimaste senza una sovvenzione statale che potesse retribuire i mesi di chiusura.

Il mondo è in mano ai furbetti ricchi, gente che pur di risparmiare sfrutta fino al midollo i dipendenti.

Ed ecco qui che iniziano ad esplodere i primi scioperi, le prime prese di posizione serie che, in questi decenni, abbiamo visto soltanto in periodi di chiusura

definitiva di fabbriche e piccole aziende.

Questa volta è diverso perchè sta accadendo ai big del commercio che negli ultimi anni stanno facendo affari d’oro (si pensi solo ad Amazon

nel periodo pandemico).

Ci stiamo rendendo finalmente conto che non è totalmente demerito della politica incapace ed inerme se il nostro lavoro è schiavitù, ma è soprattutto

il manifesto di un mondo imprenditoriale che per la maggior parte pensa solo ed esclusivamente al profitto.

Concludo con una frase estratta dal brano “Una vita in vacanza” de Lo stato sociale: “vivere per lavorare o lavorare per vivere?”.

0

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accetto la Privacy Policy

RSS Offerte Telegram