Thelogboy

Ho guardato una serie e mi è piaciuta

All’iniziale euforia per le serie tv, negli ultimi mesi, ho avuto una reazione inversa alla maggior parte della popolazione mondiale:

ne ho guardate sempre di meno.

Non capisco se questa scelta derivasse da una certa monotonia riscontrata nelle serie tv proposte sulle principali piattaforme di

streaming, oppure se le tematiche, spesso drammatiche, fossero sin troppo angoscianti in tempi di pandemia.

Da un paio mesi sentivo il bisogno di immergermi nel mondo della nuova serie tv scritta, prodotta e girata da Luca Guadagnino,

regista ormai affermato, che ha avuto in “Chiamami col tuo nome” la sintesi della sua narrazione cinematografica.

We are who we are riprende in parte il mondo adolescenziale del film appena citato, lo adatta alla società contemporanea e lo modella

seguendo i rapidi cambiamenti di scelte e orientamenti tipici di oggi.

E’ ambientato a Chioggia, in una base militare, e il protagonista è Fraser, figlio di un comandante donna e sposata con una soldatessa,

trasferitosi da poco da New York.

Fraser è un quattordicenne piuttosto chiuso e curioso.

Entra in contatto con un gruppo di ragazzi e resta affascinato da una ragazza in particolare che sembra essere la sua perfetta metà.

Caitilin, questo il nome della sua nuova amica, è figlia di un soldato trumpiano e di una donna nigeriana con un figlio avuto fuori

dal matrimonio.

Non sto qui a spoilerare la trama o gli avvenimenti, ma voglio parlare brevemente di cosa mi ha colpito di questa serie.

E’ una serie d’autore, ovvero la trama è tipica di un romanzo di formazione e le inquadrature, le pause, il fermo immagine, la calma

del susseguirsi delle scene, la eludono dalla categoria del mainstream e questo è un bene.

Le pause sono fondamentali perchè richiamano alla riflessione su quanto visto e aiutano ad elaborare il significato dei dialoghi e delle

scene.

La colonna sonora è un altro elemento che ho apprezzato.

Mescola il vecchio col nuovo e lo fa penetrando, a volte violentemente nelle scene, a volte naturalmente, come se fossimo anche

noi accanto ai protagonisti.

Cosmo, Calcutta e tanto Blood Orange che suona la musica portante e centrale della serie.

La trama è semplice, nulla di contorto che vada oltre le normali turbe adolescenziali.

La semplicità è il motore delle giuste narrazioni.

Spesso guardo serie tv che si impelacano in imprevisti che si spingono oltre il reale, spesso in malo modo, spesso in maniera scontata.

Ecco, Guadagnino non è scontato, forse lo è la nostra esistenza, ma non il modo in cui viene rappresentata.

L’eccesso di alcool, le droghe, il sesso, la fluidità di genere, sono tutte caratteristiche delle generazioni più recenti e il regista non

fa altro che raccontarle nel modo più naturale possibile, non eccedendo, non sottostimando.

Il principale turbamento dei protagonisti è la sessualità.

Ma non lo vivono come un problema, ma come una situazione su cui fare chiarezza per capirsi meglio, per accettarsi e vivere

sereni; ci riusciranno?

Insomma We are who we are è da vedere.

Molti di voi resteranno soddisfatti, altri no, ma sicuramente non potrete dire di aver smesso di guardarla dopo il primo episodio,

perchè è una serie che ti prende e che vorresti proseguisse ancora.

 

Fatemi sapere la vostra opinione a riguardo commentando o scrivendomi su Instagram @thelogboy

0

Post a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Accetto la Privacy Policy

RSS Offerte Telegram